Se sei qui, probabilmente hai una domanda che ti gira in testa e non ti dà pace. Ho raccolto le più frequenti — le stesse che mi facevo io — e ho provato a rispondere con parole semplici, da uomo a uomo. Clicca su una domanda per aprire la risposta.

Le domande che tutti si fanno

Le risposte che avrei voluto trovare io il giorno della diagnosi. Da uomo a uomo, in parole semplici.

Un PSA alto significa che ho un tumore alla prostata?

No, un PSA alto non significa avere un tumore. Il PSA è una proteina misurata con un semplice prelievo di sangue, e può salire per molte ragioni che non c’entrano con il cancro: l’ingrossamento benigno della prostata (IPB), un’infiammazione (prostatite), l’età, un rapporto sessuale o lo sport nei giorni prima del prelievo. È un campanello, non una sentenza: serve solo a decidere se approfondire. Quando ho ricevuto io il primo valore alterato ho pensato subito al peggio, ma l’urologo mi ha spiegato con calma che era solo il punto di partenza. Il passo giusto è uno: porta il referto al tuo medico di base o a un urologo, che valuterà il valore nella tua storia.

Da che età dovrei controllare la prostata?

In genere una prima valutazione urologica intorno ai 50 anni è una buona abitudine, da anticipare ai 40-45 anni se in famiglia c’è già stato un caso di tumore alla prostata o se hai un’origine a maggior rischio. Non esiste però una regola valida per tutti: l’età giusta per te la stabilisce il medico, in base alla tua storia personale e familiare. Il controllo di base è semplice: un prelievo di sangue per il PSA e una visita. Cinque minuti che valgono anni di serenità.

Quali sono i sintomi del tumore alla prostata?

All’inizio il tumore alla prostata di solito non dà alcun sintomo: è proprio questo che lo rende insidioso, ed è il motivo per cui i controlli contano più dei sintomi. Nel mio caso non avevo alcun segnale, e la diagnosi è arrivata grazie a un controllo. Quando compaiono, i disturbi urinari (fare pipì spesso, di notte, con poca forza) nella maggior parte dei casi non sono un tumore, ma dipendono dall’ingrossamento benigno della prostata. Segnali da non ignorare — sangue nelle urine o nello sperma, dolore persistente a schiena o bacino — non significano automaticamente tumore, ma meritano una visita senza rimandare.

La biopsia alla prostata fa male?

La biopsia è più un fastidio che un dolore, e si esegue di solito in anestesia locale, in pochi minuti. Si prelevano piccolissimi campioni di tessuto con un ago sottile: è l’unico esame che dice con certezza se ci sono cellule tumorali e quanto sono aggressive. Oggi spesso si fa prima una risonanza magnetica multiparametrica per capire se e dove serve davvero pungere, e le tecniche guidate dalla risonanza (biopsia fusion) la rendono più precisa. So che è la parola che spaventa di più: ma è il passo che ti dà le risposte, e la paura quasi sempre è peggiore della realtà.

Cosa significano il Gleason e il Grade Group nel referto?

Il punteggio di Gleason (e il Grade Group da 1 a 5) indica quanto il tumore è “tranquillo” o “sveglio”, cioè la sua aggressività. Per esempio un Gleason 3+4=7 corrisponde al Grade Group 2, un tumore a rischio intermedio favorevole — è stato il mio caso. Più il numero è basso, più il tumore è a crescita lenta. Questo dato, insieme allo stadio (quanto è esteso), guida tutte le scelte di cura. Fatti sempre spiegare il tuo referto dal medico: ogni numero ha un senso preciso, e quasi mai è quello che temi.

Quali sono le cure per il tumore alla prostata?

Le opzioni principali sono la sorveglianza attiva, la chirurgia (prostatectomia) e la radioterapia, a cui si aggiungono terapie ormonali o focali per situazioni specifiche. La sorveglianza attiva (tenere controllato il tumore senza operare subito) è adatta ai tumori piccoli e poco aggressivi; la chirurgia rimuove la prostata, oggi spesso con tecnica robotica; la radioterapia colpisce il tumore con radiazioni mirate. Non esiste “la cura migliore” in assoluto: esiste quella giusta per il tuo caso, che si sceglie insieme alla tua équipe. Secondo AIRC, la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi supera oggi il 90%. Un dettaglio importante da discutere col medico: l’ordine delle cure conta, perché dopo la radioterapia operare diventa molto difficile.

Dopo l’intervento resterò incontinente?

Nella grande maggioranza degli uomini la continenza torna, spesso entro qualche mese. Subito dopo l’intervento perdere qualche goccia quando si tossisce, si ride o ci si alza è normale e quasi sempre temporaneo: i muscoli del pavimento pelvico devono semplicemente riallenarsi. Gli esercizi di Kegel aiutano moltissimo, e iniziarli già prima dell’intervento accelera il recupero. Nel frattempo gli assorbenti maschili non sono una resa, ma uno strumento per vivere normalmente mentre il muscolo si rinforza. Se le perdite persistono nei mesi, esistono soluzioni efficaci: parlane con l’urologo, non rassegnarti in silenzio.

Tornerò ad avere una vita sessuale dopo l’intervento?

Sì, tanti uomini tornano a una vita sessuale soddisfacente: diverso non significa finito. Dopo un intervento alla prostata qualcosa cambia — l’erezione può richiedere tempo per tornare, l’eiaculazione non ci sarà più (orgasmo “secco”), ma l’orgasmo come piacere resta possibile. Il recupero è una maratona, non uno sprint, e voglio essere onesto: a volte servono mesi o anni, e la pazienza è la migliore alleata. Esiste una vera riabilitazione sessuale, da impostare con l’andrologo. Se desideri figli, parlane col medico prima dell’intervento. E se hai un partner, parlatene: nel silenzio la coppia si allontana, nella verità spesso si ritrova.

Il tumore alla prostata è ereditario?

La familiarità aumenta il rischio, ma non è una condanna: avere un padre o un fratello che l’hanno avuto significa soprattutto una cosa pratica e positiva, cioè che conviene iniziare i controlli prima. In una minoranza di casi contano alterazioni genetiche ereditarie (i geni BRCA1 e BRCA2, la sindrome di Lynch). Anche l’origine etnica incide: gli uomini di origine africana hanno un rischio più alto. Se in famiglia ci sono più casi, o casi giovani, parlane con il medico: potrebbe proporti controlli anticipati o, in casi selezionati, una consulenza genetica. E se è successo a te, avvisa i tuoi fratelli e i tuoi figli: è forse il regalo più importante che puoi fargli.

Il tumore alla prostata si guarisce?

Sì: scoperto in tempo, il tumore alla prostata è tra quelli con le migliori prospettive di cura. Secondo i dati AIRC, la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi supera il 90%, e oltre 485.000 uomini in Italia vivono dopo una diagnosi di questo tumore. Io ne sono una prova: due anni dopo l’intervento il mio PSA è ancora non dosabile e sono tornato alla mia vita. La cosa che fa la differenza è la diagnosi precoce — cioè i controlli. Non è una condanna, ma va preso sul serio: parlane con il tuo medico e non rimandare la visita.

Queste informazioni hanno solo scopo divulgativo e raccolgono la mia esperienza personale. Non sostituiscono il parere del medico. Per ogni decisione sulla tua salute parla sempre con il tuo urologo, oncologo o medico di base. In caso di emergenza, chiama il 112.